Nascita dell’alfabeto veneto

1. Vocali e un po’ di consonanti semplici.

2. Per analogia con x etimologica e per non far confusione con le differenti letture dell’italiano (se si usasse la z).

3. Elle evanescente, con h diacritica. In certe varianti, tra vocali, la elle è evanescente (c’è una regola).

    Occlusiva dentale sonora, con h diacritica; qua si può usare la đ anche per somiglianza con d, che alcune varianti la usano al posto di đ.

    Per analogia con dh si ha th.

4. Per /j/ va bene la j perché anche in altre lingue può avere lo stesso suono che ha in certe varianti del veneto.

5. Tra vocali e iniziale di parola la /j/ può avere una realizzazione e una lettura differente in certe varianti: conviene usare un grafema apposta (c’è una regola). Per analogia con ƚ si ha ɉ, con h diacritica.

6. Per somiglianza di suoni si hanno le i (c’è una regola per distinguerla dalla j) e u per /j/ e /w/.

    In certe varianti un allofono della /w/ può somigliare a una o /ó/.

7. Per venire incontro anche ai veneti migrati in paesi ispanofoni si usa la ñ, con h diacritica.

8. Sempre per semplificare si possono usare i grafèmi c/k e g per un suono solamente (dato che c’è già ɉ per /ǧ/).

9. Fine.



L’alfabeto completo è.


Con un rapporto fonema/grafema, per l’alfabeto completo, di 28/29 (96.6%), uno tra i piú alti tra tutte le lingue del mondo (italiano: 30/37 - 81.1%, spagnolo: 24/32 - 75.0%, tedesco: 37/67 - 55.2%, francese: 35/190 - 18.4%, inglese: 44/251 - 17.5%).

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